DIARIO DI LIETO

dal libro : Mollo tutto e vado in Australia

di Lieto Cuccurullo – anni 9 –

Animali – Canguri e ornitorinchi

Gli animali australiani sono strani. Hanno certe
facce. I canguri sono proprio stupidi. Papà dice
sempre che non viaggiamo di notte per non ucciderli
e per non farci male. A volte però ti attraversano
la strada anche di giorno, saltellano come dei
matti e quasi si buttano sotto le ruote: “Ma cosa
fai?”, gridiamo. Ci è sempre andata bene, però a
volte mi prendo una paura che è meglio se poso
la testa sulle ginocchia della mamma e dormo.
Papà a volte deve andare a zig zag per evitare di
maciullare le carcasse. Poi chiedo e lui mi dice:
“Niente, niente. È il vento”. Lo so che mi racconta
una bugia per non spaventarmi. Di cosa dovrei
avere paura? Tanto sono morti. Mi spaventano
più da vivi. Non però quando li incontriamo a
piedi. Si fanno accarezzare, a me piace tanto. Si
mettono in bocca tutto quello che dai loro da
mangiare. L’altro giorno ho visto dei ragazzi
grandi, diciamo quasi uomini, solo che non ave1
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vano le fidanzate e se ne andavano in giro da soli
con una specie di camper. Due di loro ridevano
forte e hanno gettato a un canguro wustel con
keciap e anche un pezzo di torta alla panna.
Mamma dice che sono dei criminali ed è andata a
cercare un reinger per dirglielo. Non lo so. Se
quegli animali sono così stupidi, cosa ci possono
fare i ragazzi. Se io mi prendo un uovo gigante
intero di cioccolato e me lo pappo (di nascosto, è
chiaro) e poi sto male, mica la mamma se la prende
con chi me l’ha regalato. Mi sgrida, anche se
mi fa terribilmente male la pancia e vorrei solo
che mi abbracciasse. Va beh, poi mi abbraccia.
Però la sgridata resta. Invece per colpa di quegli
stupidi, i canguri, i ragazzi rischiano grosso.
Comunque i canguri sono miei amici.
D’altronde se sono così stupidi che colpa ne hanno?
Magari è una questione di famiglia. Nel senso
che la mamma della mamma della mamma della
mamma e poi ancora per un bel po’ si è dimenticata
di avvisare i suoi figli delle cose fondamentali,
del tipo: non attraversate la strada senza guardare,
non accettate cibi dagli sconosciuti. Magari
l’ha detto solo una volta e quelli che stavano vedendo
la tv neanche l’hanno ascoltata. Così poi
quando i piccolini sono diventati mamma e papà
non sapevano cosa dire ai bambini, a parte “smettete
di litigare”, ed è successo il pasticcio.
Ho pensato di portarmi a casa un cangurino,
anzi una coppia, in modo (con calma) di spiegare
loro tutto e fare una nuova razza, questa volta
giusta, senza dimenticare proprio niente e ripetere
tutto anche dieci volte al giorno. Papà però mi
dice che non si può proprio, e che comunque non
c’è posto in valigia: “Poi a casa dove lo mettiamo?”.
Quello però non mi sembra un gran problema.
Un giorno per uno ai miei compagni di
scuola, un giorno al mese a testa e tutti felici. Le
mamme magari un po‘ meno.
L’animale che mi piace di più è il platypus. Ha anche
un nome italiano, ma è molto più difficile e non
riesco mai a ricordarlo: la partenza è come quella
dell’orso, ma è lunghissimo. In inglese è più facile.
Per la verità vedere il patapum è difficilissimo.
Sono timidi. Una roba terribile, hanno paura di
tutto. Per vederli si deve fare come i cacciatori,
nascondersi e aspettare.
Ci riusciamo in un posto che si chiama Eunghella.
Bisogna andare lì al tramonto, con pazienza,
un’ora o due. Aspettare. Se volete la verità io
mi stufo quasi subito. Fa un freddo che qualunque
cosa ti metti addosso non cambia niente, non
riesco a stare fermo. Ci sono dei tedeschi, belli
alti, che mi guardano in un modo.
Papà mi sgrida, sotto voce: “Non vedi che quel
bambino, che è più piccolo di te, se ne sta lì buono
buono”. Più piccolo? Ma se è alto il doppio. E poi
continua a mangiare cioccolata, patatine. Gli danno
pure la coca cola, che io non posso prenderla perché
mi fa venire gli incubi e in Australia non hanno
quella senza caffeina. Che paese arretrato.
Comunque alla fine faccio talmente casino che la
mamma si arrabbia moltissimo, mi sgrida (sempre a
bassa voce, per non disturbare) e mi porta in camper.
Un po’ mi dispiace, perché sono curioso di vederlo,
sto patapum. Però si sta molto meglio al
calduccio. Poi dopo un bel po’ spunta papà, con
l’affanno perché ha corso tanto e non ha più
vent‘anni, come dice sempre lui: “Venite, stanno
arrivando”.
Li vedo, piccolini, tirano fuori la testina. Si immergono,
poi risalgono. Dopo una dura giornata di
lavoro, a pescare. “Una soddisfazione”, dice papà.
Ancora più grande, perché il ragazzino tedesco
e la sua bella famiglia non ci sono più. Si sono
stancati. O forse è finita la coca cola.