ODISSEA AUSTRALIANA – Terza puntata

PERTH

Oggi visitiamo Perth, che sorge in una bella posizione sull’estuario del fiume Swan ed è tranquilla e vivibile. Andiamo al Kings Park e al giardino botanico, poi allo zoo.

Poi partiamo verso York. Dopo una cinquantina di chilometri il paesaggio diventa dolce, con prati e alberi, soprattutto grass trees. York è una cittadina di fine Ottocento con case graziose e un museo dell’automobile interessante.

Infine raggiungiamo Hyden. Ceniamo in un ristorante dove ciascuno si cucina la propria carne.

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WAVE ROCK E KALGOORLIE

Andiamo a visitare Wave Rock, meta di surfisti di tutto il mondo: è una conformazione rocciosa rossiccia che, modellata dagli agenti atmosferici, ha assunto la forma di un’enorme onda dell’oceano. Il tempo è nuvoloso, e tutto intorno ci sono paludi con zanzare aggressive e fameliche.

Poi andiamo al Mulka’s Cave, sito noto per i graffiti aborigeni.

Ripartiamo. A poco a poco la vegetazione lascia il posto al deserto. Arriviamo a Kalgoorlie, la capitale dell’oro, una città caratteristica e insolita, stranamente vivace dopo le 6 di sera, ci sono addirittura bar aperti (con cameriere che indossano solo slip e pagliaccetto semitrasparente). Dormiamo in un hotel ricavato nella vecchia stazione ferroviaria.

IL NULLARBOR DESERT

Oggi attraversiamo il Nullarbor Desert (già il nome la dice lunga), un’immensa distesa di bassi cespugli verdi e radi eucalipti. A Balladonia inizia il rettilineo più lungo dell’Australia: 157 km di deserto tra arbusti ed erba secca.

Infine, a Madura, dopo 1270 km di viaggio, ci godiamo il tramonto sul mare e sulle splendide scogliere.

IL GREAT VICTORIA DESERT

Partiamo prestissimo e, prima dell’alba, vediamo molti wombat in libertà. Attraversiamo una zona agricola verdeggiante e raggiungiamo il mare, dopo aver attraversato vari paesi. È la prima volta che in un solo giorno vediamo così tanti centri abitati.

A Yantanabie imbocchiamo una strada sterrata che ci fa risparmiare circa 400 km. Passiamo in una zona rossa ricca di pascoli e laghetti salati asciutti. È pieno di canguri. La pista è lunga 250 km. La giornata è stupenda e i luoghi incantevoli. Tutto viene un po’ compromesso dal fatto che centriamo un grid abbattendolo.

Superato non senza difficoltà l’impiccio, proseguiamo fino alla ferrovia nei pressi di Tarcoola, in una zona aborigena.

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Poco dopo ci reimmettiamo sulla Stuart: siamo nel Great Victoria Desert e non possiamo allontanarci dalla statale, perché tutto intorno o è riserva aborigena o è zona militare.

Assistiamo per caso alla corsa di macchine solari e arriviamo a Coober Pedy, capitale dell’opale. Tutto intorno sorgono montagnole create dagli scavi per estrarre il minerale.

Infine, dopo 1230 km, arriviamo a Kulgera, non senza aver prima aiutato una signora in panne. Cena all’aperto su una botte che fa da tavolino e pernottamento in bungalow.

AYERS ROCK

Dopo Kulgera abbandoniamo la Stuart e imbocchiamo la Highway 4. Il paesaggio adesso è veramente rosso: la strada corre in una distesa di sabbia rossa, punteggiata da bassi cespugli e poi da alberelli. All’improvviso ci appare davanti il Mount Conner, che si alza nella piana rossa. Poi, tra dune di sabbia rossa, arriviamo ad Ayers Rock (Uluru), che alle 11:30 del mattino è rosa. Fa un caldo terribile. Ci sistemiamo in hotel e poi ci prepariamo a goderci il tramonto sul monolito, che però, a causa di qualche nuvola, non è spettacolare come potrebbe. Ci consoliamo con una buona cenetta in un ristorante italiano.

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I MONTI OLGAS

Ci posizioniamo prestissimo davanti a Uluru per goderci l’alba, che arriva rendendo il monolito sempre più rosso. Facciamo il giro tutto intorno: ogni angolo ci riserva qualche sorpresa con la sua bellezza.

Ci dirigiamo verso i monti Olgas (Kata Tjuta): sono “cupole” di arenaria rossa il cui picco più alto è il mount Olga. A metà strada facciamo una sosta in un punto panoramico da cui di vedono sia Ayers Rock sia i monti Olgas. Regna il silenzio più assoluto, si sentono solo il vento e il canto di alcuni uccellini bianchi e neri. I monti Olgas sono bellissimi, con alberelli e cespugli verdi che spuntano lungo le pareti lisce rosse. Facciamo una passeggiata in mezzo a Kata Tjuta nella Valley of the Winds, ma non la percorriamo tutta (7 km), perché fa troppo caldo.

Torniamo ad Ayers Rock. Rifacciamo di nuovo tutto il giro, scoprendo ancora nuovi colori.

Poi ci dirigiamo verso il Kings Canyon (Watarrka National Park), per ammirare altri grandiosi spettacoli della natura e meravigliosi colori. Niente di tutto questo, perché il cielo è grigio e comincia anche a piovere. Lungo la strada, dobbiamo stare attenti ai cavalli che attraversano.

Dormiamo al Kings Canyon, nell’unico hotel disponibile: è carissimo e molto lussuoso. Ha una vasca da bagno con idromassaggio con vetrata direttamente sul canyon.

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IL KINGS CANYON

La pioggia e il cielo grigio ci impediscono di vedere qualsiasi cosa. Anzi, siamo preoccupati, perché dobbiamo percorrere 120 km di pista e temiamo gli allagamenti. Un autoctono ci assicura che non ci sono problemi, così ci inoltriamo fiduciosi. Anche con la pioggia, il bush conserva tutta la sua suggestione. Non mancano i capi di bestiame, mentre di esseri umani neanche l’ombra, tranne un gruppo di tedeschi che si sono persi e che stanno ancora discutendo adesso del fatto di aver trovato, in pieno deserto, qualcuno (io) che gli ha dato informazioni in tedesco.

Sempre sotto la pioggia, ci immettiamo sulla Stuart e arriviamo ad Alice Springs, tornando al punto di partenza.

Per la gioia di Pasquale, visitiamo il museo dei trasporti, con treni e camion.

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MACDONNELL RANGES

Dedichiamo la giornata ai MacDonnell Ranges, una catena montuosa che ci regala vedute spettacolari, con eucalipti, spinifex a profusione, mucche, cavalli e varani. Notevole l’escursione al Finke Gorge National Park, sia per la bellezza del luogo sia per il percorso sterrato piuttosto difficoltoso per raggiungerlo, che ci porta attraverso valli e gole stupende.

dove camminiamo nella Palm Valley: qui crescono alcune specie preistoriche di palme, tipiche della flora australiana.

Torniamo ad Alice Springs e ceniamo al “Bojangles Saloon”, il ristorante in cui avevamo cenato la prima sera. È un modo per salutare il bush, che domani lasceremo per trasferirci nella zona della foresta pluviale, sull’oceano Pacifico.

Ci mancherà tutto questo, ci mancheranno i 10.000 km percorsi nel deserto, ci mancheranno questi colori e persino questa solitudine.

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